Come funzionano Mounjaro e Wegovy: quello che succede nel corpo quando si inizia la terapia

Prima di parlare di fame, sazietà e di come cambia il rapporto con il cibo, vale la pena capire come agiscono questi farmaci. Senza entrare troppo nel tecnico, conoscere i meccanismi di base aiuta a dare un senso a tutto quello che succede quando si inizia ad assumerli, e a capire perché certi accorgimenti funzionano meglio di altri.

Cosa sono le incretine

Mounjaro (tirzepatide) e Wegovy (semaglutide) appartengono a una famiglia di farmaci chiamati incretino-mimetici. Le incretine sono ormoni che il nostro corpo produce naturalmente quando mangiamo: vengono rilasciati dall'intestino e hanno il compito di regolare la glicemia, la digestione e il senso di sazietà. Il più conosciuto è il GLP-1. Semaglutide imita questo ormone, tirzepatide ne imita due (GLP-1 e GIP). La differenza nella pratica è che tirzepatide, agendo su due fronti, tende ad avere un effetto più marcato sia sulla riduzione del peso che sul controllo della glicemia. Il principio di fondo però è lo stesso: il farmaco fa quello che il corpo già fa, ma in modo più potente e prolungato.

Tre meccanismi da conoscere

Il farmaco non fa una cosa sola. Ne fa almeno tre, e agisce su fame, digestione e glicemia in un modo che nessuna dieta può fare.

Il primo effetto è sul cervello. Il farmaco agisce sui centri della fame e della ricompensa, riducendo quella che potremmo chiamare la "fame di fondo": quel pensiero costante attorno al cibo che accompagna molte persone per tutta la giornata. Non è la fame fisica che arriva ai pasti, è la cosiddetta fame edonica (del piacere, non del bisogno), che parte dal cervello e non dallo stomaco: il cibo come ricompensa, come consolazione, come modo per gestire le emozioni. Quando il farmaco funziona, questa spinta si attenua. Per molti è la prima volta in anni che il cibo non occupa il centro dei pensieri.

Il secondo effetto è sullo stomaco. Il farmaco rallenta lo svuotamento gastrico, cioè il passaggio del cibo dallo stomaco all'intestino. Questo significa che ci si sente pieni prima e più a lungo dopo aver mangiato. È il motivo per cui le porzioni si riducono spontaneamente e per cui mangiare troppo in fretta può causare nausea e pesantezza: lo stomaco trattiene il cibo più a lungo, e se si esagera il disagio si fa sentire subito.

Il terzo effetto è sul pancreas. Il farmaco stimola la produzione di insulina quando la glicemia sale (e solo in quel momento), aiutando a mantenere i livelli di zucchero nel sangue più stabili. Questo è il motivo per cui questi farmaci sono nati come terapia per il diabete di tipo 2, e solo successivamente sono stati approvati anche per la gestione del peso.

Perché sapere tutto questo è utile

Conoscere questi meccanismi aiuta a capire meglio tutto quello di cui parleremo nei prossimi articoli.

Rallentare a tavola è necessario perché il segnale di sazietà impiega circa venti minuti per arrivare al cervello, e se si mangia in fretta ci si accorge troppo tardi di aver esagerato. Curare gli abbinamenti nel piatto è importante perché con porzioni più piccole quello che si mangia deve nutrire davvero.

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